Il progetto AI Blog

In questa terza lezione del corso di geroglifici online, tratteremo i pronomi personali e gli aggettivi dimostrativi.

Pronomi personali

In egizio esistono tre forme di pronomi personali detti rispettivamente pronomi indipendenti, pronomi dipendenti e pronomi suffissi; per certi versi sono paragonabili alle diverse forme dei pronomi personali italiani (io, me, mi, …).
Qui di seguito saranno anche indicati sommariamente i loro usi, nelle prossime lezioni verranno ripresi più approfonditamente.

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La città di Capena era il principale insediamento dei Capenati, comunità italica stanziata nell’ansa del Tevere a sud del Monte Soratte; in base alle notizie riferite dalle fonti, e in particolare da Servio nel commento al libro VII dell’Eneide (hos Cato dicit Veientum condidisse auxilio regi Propertii qui eos Capenam quum adolevissent miserat), doveva essere una fondazione veiente, operata da giovani inviati dal re Properzio. Nell’VIII secolo a.C., grazie alla sua ubicazione dominante la valle del Tevere, doveva avere notevole importanza nel controllo dei traffici commerciali a lungo raggio a nord di Roma, ruolo testimoniato dal ritrovamento di oggetti di lusso provenienti dall’area enotria e da quella cicladica. Nel VII secolo il centro doveva inoltre ospitare una produzione di ceramiche di impasto di notevole livello, caratterizzate da decorazioni orientalizzanti a incavo e incisione.

Capena è ancora un centro abbastanza rilevante tra VI e V secolo, quando vengono realizzate le mura urbiche: sembra tuttavia avere in questo momento essenzialmente la funzione di avamposto militare di Veio, con la quale viene espugnata nel 395 da Furio Camillo. In seguito alla conquista, viene ascritta alla tribù Stellatina e classificata, a partire dal 387 a.C., come municipium foederatum retto da pretori.

Il territorio di Capena comprendeva un santuario di notevole importanza e ricchezza lungo il corso del Tevere, il lucus Feroniae, sacro a una divinità sabina, di carattere ctonio, protettrice delle acque sorgive; fondato secondo la tradizione insieme a Capena, dagli stessi giovani veienti, era anche sede di un importante mercato e di un insediamento annesso. Il luogo di culto, collegato con Capena attraverso la via Capenate, doveva essere tanto ricco da subire, nel 211 a.C., il saccheggio dell’esercito di Annibale, che varcò apposta il Tevere. L’insediamento divenne sede di colonia all’inizio dell’età imperiale, col nome di Iulia Felix Lucus Feroniae.

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E’ l’ottobre del 2005 quando una strabiliante notizia appare sul quotidiano bosniaco Dnevni Avaz: è stata scoperta la prima piramide europea! Incredibile, ma dove? Proprio in Bosnia nella valle di Visoko, piccola cittadina di 17.000 abitanti posta una trentina di chilometri a nord di Sarajevo. E non si tratta neanche di una piccola e insignificante piramide, anzi… Alta 220 metri e con i lati della base di oltre 360 metri, è costruita in blocchi di arenaria che indicherebbero la presenza di una civiltà avanzata in una regione che non è certo famosa per le sue bellezze archeologiche. La piramide sarebbe passata inosservata fino ad ora perché ricoperta da terra e vegetazione che con il tempo l’ha nascosta facendola sembrare una semplice collina dalla forma curiosa, la Visocina Hill.

La notizia viene presto ripresa dalla stampa internazionale e le meraviglie che riserva la costruzione, subito ribattezzata “Piramide del Sole”, aumentano di giorno in giorno. Una strada lastricata, della lunghezza di 420 metri, conduce alla sommità dove vi sarebbe uno spiazzo cerimoniale e sui lati della piramide, costituiti da gradoni di arenaria secondo lo stile mesoamericano, si aprirebbero misteriosi tunnel che si perdono nel sottosuolo. Se ciò non bastasse la piramide è anche allineata secondo i punti cardinali e quindi non può che essere opera dell’uomo: lo mostrano le foto dal satellite, mentre nelle vicinanze vengono scoperte perfette e misteriose sfere di pietra.

Il team di ricerca (la “Bosnian Pyramid of the Sun Foundation”) è guidato da Semir Osmanagic, un bosniaco emigrato negli Stati Uniti, dove è ora proprietario di un’azienda che produce elementi metallici per l’edilizia. Osmanagic non è quindi un archeologo, ha studiato Economia e Scienze Politiche all’università di Sarajevo, ma ciò non gli impedisce di dilettarsi nella scrittura di articoli di storia alternativa e di sapore New Age, sui Maya e la loro discendenza da Atlantidei e Lemuriani, legati in qualche modo ad extraterrestri provenienti dalle Pleiadi.

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Il Museo Pigorini è una delle istituzioni museali più prestigiose di Roma.

Fondato nel 1875, dal 1967 ha trovato una sede definitiva all’Eur. Possiede la più importante raccolta italiana di materiali preistorici ed è uno tra i maggiori al mondo per le collezioni etnografiche extraeuropee; organizza numerose mostre temporanee e conferenze, ha un ottimo settore di didattica e un buon sito internet, che permette di integrare o preparare una visita al museo.

Ho cominciato a frequentare questo museo da bambina e ogni volta che lo visito provo la straordinaria sensazione di aprirmi al mondo.

Continuo ad entrare con un certo timore reverenziale nella sala dei “feticci” africani, resto sempre affascinata dai reperti sudamericani e adoro “navigare” tra quelli dell’Oceania.
Altrettanto interessante è il settore preistorico e protostorico, dove, nel vero senso della parola, si seguono le orme dello sviluppo dell’uomo sulla terra e si scopre chi erano e cosa facevano i nostri antenati in Italia e nel Lazio, oltre ad avere la possibilità di scoprire in scala reale di come funziona uno scavo archeologico.
Un po’ più grandicella ho avuto la fortuna di vedere anche “dietro le quinte”, ho frequentato la fantastica biblioteca con più di 50,000 volumi a disposizione e ho potuto gettar l’occhio nei laboratori.

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Settimana della moda e archeologiaIn occasione della Settimana della Moda, il giorno 26 settembre il Museo Archeologico di Milano sarà aperto fino alle ore 24.

Alle ore 21 e alle ore 22 saranno offerte visite gratuite sul tema “Moda e società nella Milano antica“.

La visita guidata sarà incentrata sulla scoperta della moda e dei modi di vestire nella Milano romana, tra sculture, ritratti e gioielli di antiche matrone; ci si soffermerà inoltre su alcune famiglie che con il lavoro in questo settore e lucrosi guadagni erano riuscite a risalire la scala sociale, sempre in epoca romana.

Come oggi e forse anche più di oggi, in età romana abiti e acconciature erano veri e propri status symbol a cui neppure i milanesi dell’epoca sfuggivano.

Milano poi era già allora una città fortemente caratterizzata dalle attività economiche legate alla moda soprattutto per la produzione e il commercio di stoffe e mantelli.

Per informazioni il numero telefonico da contattare è il seguente: 02 86450011

Sabato 27 settembre 2008, alle ore 16:30, si inaugura presso il Museo Archeologico Sarsinate di Sarsina (FC), la ricostruizione del triclinium, il luogo conviviale per eccellenza degli antichi romani, della domus di via Finamore. Tornano a rivivere, dopo duemila anni, i letti triclinari, l’armadio per le stoviglie, il tavolino a tre gambe per appoggiare il cibo, la piccola mensola con il servizio da gioco, le pareti affrescate e il pavimento musivo decorato, cifra stilistica della stanza da pranzo romana.

Il progetto nasce da un pavimento già esposto nel museo, un vasto e complesso mosaico con figura centrale di Ercole ebbro. La presenza della soglia in pietra ha permesso di riposizionare la porta d’ingresso mentre gli affreschi e le decorazioni policrome parietali sono state ricreate sulla base dei resti di affresco rinvenuti nello scavo; è stato anche ricostruito un ampio lacerto di muro, visibile anche in sezione, in modo da poter apprezzare le tecniche edilizie di età romana.
I mobili sono stati riprodotti ispirandosi ad oggetti ed affreschi rinvenuti a Pompei mentre i materiali collocati nella ricostruzione sono quelli rinvenuti nello scavo del triclinium della domus di via Finamore. Completano la scena e la rendono ancora più suggestiva alcune figure femminili tratte da affreschi pompeiani.

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Questa petizione, promossa da Archeologia Italiana, rappresenta un gesto di solidarietà e stima verso la persona del Prof. Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa e Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici, e verso le idee e le critiche da lui espresse circa lo stato di precarietà e le difficoltà intrinseche nella gestione dei Beni Culturali in Italia.

La petizione nasce come risposta al comunicato stampa diffuso dal Ministero dei Beni Culturali a firma del sottosegretario Francesco Maria Giro; questo comunicato stampa, oltre a contestare l’opportunità della critica pubblica del prof. Settis, in qualità di presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici (istituito nel 2007), ne chiedeva direttamente ed in modo esplicito le dimissioni.

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Iscrizione architrave rossilliIl giorno 28 maggio 2008 con una brillante operazione, gli uomini del Comando di Tenenza della Guardia di Finanza di Colleferro, agli ordini del Ten. Giancarlo Urciuoli, hanno recuperato in località Rossilli nel Comune di Gavignano un’architrave in calcare, appartenente quasi sicuramente ad un edificio funerario in cui è riportata l’iscrizione latina su due righe

PAVLAE HORDEONIAE L F
NASONIS

Alla piccola Ordonia figlia di Lucio Nasone

Il blocco misura m. 1,40 x 0,45 x 0,45 e l’iscrizione dovrebbe datarsi tra la fine del II ed il I sec. a.C., momento in cui la famiglia degli Hordeonii (di probabile origine campana) è proprietaria del fondo.

Questa famiglia è documentata da altre due iscrizioni rinvenute a Segni. Nella prima compare un Publio Hordeonio che insieme ad altri personaggi è indicato come Quattuorviro Municipale in relazione al rifacimento di un tempio dedicato ad Ercole esistente nella città.
Nella seconda vi è un M. Hordeonius anch’egli Quattuorviro Iure Dicundo della città.

L’iscrizione era posizionata nel cortile dell’importante complesso di Rossilli dove dal 1994 al 2002 i Gruppi Archeologici Milanese e Toleriense, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica del Lazio ed il Comune di Gavignano ed il Museo Archeologico del Territorio Toleriense di Colleferroi hanno condotto esplorazioni archeologiche, volte ad una più puntuale definizione del complesso.
Le campagne di scavo sul sito di Rossilli hanno indubbiamente contribuito a chiarire ed in alcuni casi a svelare aspetti inediti dell’intero complesso.

Innanzitutto appare oramai inequivocabile la destinazione in età romana, probabilmente già nel corso del primi secoli dell’impero, ad assumere il ruolo di stazione di sosta, al XXV miglio della Via Latina conservato almeno fino al secolo XIX.

Rispetto a questo presupposto rimane da chiarire perché le fonti antiche tacquero su Rossilli. Nessuna indicazione sulla Tabula Peutingeriana e, tantomeno, sull’Itinerarium Antonini e sulle altre fonti scritte.
Eppure qui in antico doveva trovarsi un luogo di estrema importanza considerato che si pensò ad un tragitto della Via Latina verso sud che intenzionalmente raggiungesse Rossilli; come dimostra il netto cambiamento del tracciato viario prima di raggiungere il Compitum Anagninum

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In questa seconda lezione tratteremo di sostantivi, scrittura ideografica, aggettivi, preposizioni, nomi di relazione e genitivo.

Premessa

In geroglifico la scrittura è continuata, non vi sono spazi fra le parole.
Per facilitare lo studio però negli esempi le varie parole in geroglifico saranno separate da un punto rosso. Per ogni esempio sarà data la traslitterazione, la traduzione, e dove l’ordine italiano delle parole non è uguale a l’ordine egizio una traduzione letterale, parola per parola.

Sostantivi

I sostantivi egizi possono avere due generi (maschile e femminile) e tre numeri (singolare, plurale, duale)

  • genere

Come in italiano, tranne che per gli esseri viventi, non c’è una logica particolare nell’attribuzione di un genere ad un sostantivo, e spesso il genere di una cosa in italiano non corrisponde al genere riconosciutogli dagli antichi Egizi (p.e. “cielo” in it. è maschile, ma in eg. “pt” è femminile, vice versa “luna” in it. è femminile, mentre in eg. “iaH” è maschile).

Fortunatamente, in egizio è semplicissimo riconoscere il genere, i nomi femminili infatti i terminano tutti con la desinenza “-t”

Così per esempio mdt “discorso” bAkt “serva” wAt “strada”, saranno femminili, mentre tni “vecchiaia”, Htp “pace”, wgg “debolezza”, saranno maschili.

  • plurale

Il plurale si forma aggiungendo ai nomi maschili la desinenza “-w“, ai nomi femminili la desinenza “-wt” (=> desinenza di plurale + desinenza di femminile).

A livello di scrittura, il plurale può essere indicato in due modi differenti.

Nel caso dei nomi maschili il plurale è indicato dall’aggiunta di tre tratti dopo i determinativi a cui a volte si aggiunge il complemento fonetico della desinenza ( “-w“, ), posto di solito prima dei determinativi.

Sps ; “nobile”

Spsw ; “nobili”

Nel caso dei nomi femminili in genere la “w” della desinenza è raramente scritta, e ci si limita a scrivere la “t” del femminile seguita dai tre tratti del plurale dopo i determinativi.

Spst ; “nobildonna”

Spswt ; “nobildonne”

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Decreto Sicilia 5085In questo contributo si presenta una sintetica cronistoria delle reazioni suscitate dalla pubblicazione del D.D.G. 5085/08 da parte dell’Assessorato Regionale ai BB.CC.AA. e P.I. della Regione Siciliana.

Il dibattito si è svolto prevalentemente sul web. Si tratta naturalmente di una forma di comunicazione e di condivisione di informazioni più aperta, libera e dinamica rispetto al tradizionale mezzo della carta stampata.

In questo caso, piuttosto che una “bibliografia”, i lettori consulteranno in nota una “sitografia”. Il punto di vista è quello di molti Archeologi esterni alla pubblica amministrazione che hanno saputo del bando attraverso la rete e che attraverso la rete si sono confrontati con altri Colleghi cercando di esprimere opinioni e proposte.

L’intenzione da parte dell’Assessorato BB.CC.AA. di istutuire elenchi di professionalità legate all’Archeologia è annunciata tramite due comunicati stampa dell’Assessore alla fine di ottobre del 2007, a seguito di un incontro tenutosi a Caltanissetta [1].

L’intento si concretizza nella stesura e nella pubblicazione del D.D.G. 5085/08 sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 15-02-08 [2].

Le prime notizie, commenti e scambi di informazioni circolano sul forum di Archeologia Italiana nei primi giorni di marzo 2008 [3].

L’intervento di numerosi utenti avvia un dibattito nel merito del testo e la condivisione di informazioni e consigli sulla compilazione della domanda di ammissione agli elenchi. Negli ultimi giorni dello stesso mese viene pubblicato un articolo sul blog di Archeologia Italiana [4] che contiene una disamina della attuale situazione lavorativa degli Archeologi operanti sul territorio regionale per conto delle Soprintendenze.

Un primo comunicato-stampa di dissenso, in cui si invita l’Assessorato alla revisione del decreto, è elaborato da un gruppo spontaneo di Archeologi e pubblicato sul quotidiano “La Sicilia” del 6 marzo [5]. A questo primo intervento fa seguito un nuovo e ancora più deciso (si chiede il ritiro del decreto) articolo sulle pagine dello stesso quotidiano il 23 marzo, poi riportato in altre sedi, tra cui il sito di patrimoniosos [6].

Le due Associazioni di categoria degli Archeologi prendono posizione esprimendo giudizi sostanzialmente negativi sul decreto 5085, sia prima (A.N.A. – Associazione Nazionale Archeologi [7]) che successivamente (C.I.A. – Confederazione Italiana Archeologi [8]) alla scadenza dei temini per la presentazione delle domande di inclusione negli elenchi delineati del decreto.

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