In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna ha predisposto una serie di iniziative interessanti, tra le quali: aperture prolungate, presentazione di nuovi scavi e servizi per il pubblico, mostre e una miriade di visite guidate, il tutto assolutamente gratis.
Gli eventi organizzati in collaborazione con enti locali e istituzioni culturali, si terranno il 29 e 30 settembre prossimo, con ingresso libero in tutti i musei, scavi e gallerie dello Stato.
Lanciate nel 1991 dal Consiglio d’Europa, le Giornate Europee del Patrimonio mirano ad avvicinare i cittadini europei non solo al proprio patrimonio culturale ma anche gli uni agli altri, nella speranza che una maggiore conoscenza reciproca possa superare le diversità linguistiche e culturali e accentuare la percezione d’appartenenza a radici comuni.
Quest’anno, a fianco del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, partecipano anche il FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano, e Autostrade per l’Italia con un percorso aggiuntivo di 200 siti; lo slogan scelto per il 2007 è “Le grandi strade della Cultura: un valore per l’Europa”.
Si tratta di un’occasione unica da non perdere.
Apre il 28 settembre a Torino, presso Palazzo Bricherasio e il 30 settembre all’Abbazia di Novalesa la grande mostra dedicata ai Longobardi, dal titolo: I Longobardi. Dalla caduta dell’Impero all’alba dell’Italia.
Curata da Gian Pietro Brogiolo e organizzata in collaborazione con la Provincia di Torino e grazie al contributo della Fondazione CRT, l’esposizione si sofferma sul periodo che va dal 400 al 700, ossia dalla crisi seguita dalla caduta dell’impero d’Occidente fino al consolidamento dei nuovi stati sorti sulle sue rovine.
L’obiettivo è di definire, nel lungo periodo, un quadro delle trasformazioni strutturali (nelle istituzioni, nell’organizzazione dell’insediamento nelle città e nelle campagne, nel ruolo delle aristocrazie e della Chiesa), per poter meglio apprezzare i cambiamenti introdotti nel primo secolo di dominazione longobarda. E il filo conduttore è quello del confronto culturale e della progressiva fusione tra i barbari e le popolazioni romane: scontro e incontro tra culture in un periodo storico cruciale per la storia europea, nel quale hanno avuto origine la gran parte delle attuali nazioni.
Un leit motiv che si sviluppa intrecciando tre diversi orizzonti geografici: il Piemonte, l’Italia, l’Occidente mediterraneo.
Il Piemonte ha un ruolo privilegiato in questa mostra non solo perché la ospita, ma anche per ragioni storiche e per la qualità e quantità dell’informazione prodotta dalla ricerca archeologica. In età longobarda era una regione chiave per la sua posizione geografica di confine con i Franchi, saldamente insediatisi nella Val di Susa fin dagli anni ’70 del VI secolo, per il ruolo delle aristocrazie longobarde in grado di esprimere, tra fine VI e prima metà del VII secolo, re come Agilulfo (590-615) e Arioaldo (626-636), entrambi duchi di Torino.
La sua importanza politica è confermata dalla ricchezza dei ritrovamenti archeologici della fase gota e longobarda, a partire da quello recente e eccezionale di Collegno (a pochi chilometri da Torino, lungo la strada per le Gallie), dove si sono potuti indagare parallelamente l’abitato e la necropoli.
Nell’ambito dei lavori per il completamento di un impianto di depurazione sulla Via Ariana (tra Colleferro ed Artena) è stato previsto dall’Ufficio Ambiente del Comune di Colleferro, dal Museo Archeologico Comunale e dalla Soprintendenza ai Beni archeologici per il Lazio, un intervento di indagine preventiva al fine di appurare la presenza di resti archeologici lungo il tracciato della condotta fognaria.
E’ grazie a questa mirata progettazione che all’altezza del Ponte delle Pagnotte, al chilometro 6.500 da Artena, è stato individuato un tratto di strada romana “glareata”.
La strada ha una lunghezza di ventitre metri con una pavimentazione di ciottoli di calcare; sul lato nord è in parte stata rovinata dalle arature stagionali, mentre il lato sud è perfettamente conservato e, per alcuni tratti sono ancora visibili massi più grandi di contenimento e la crepidine, costituita da una graniglia di calcare, conservata per circa 50 centimetri.
L’indagine visiva fa chiaramente immaginare un proseguimento della strada verso il Fosso Gavozza in direzione dei resti del Ponte delle Pagnotte, un antico ponte romano messo in luce negli anni ’80 dal locale Gruppo Archeologico Toleriense e rovinosamente crollato in seguito alla nevicata del gennaio 1985. Del ponte, comunque, resta in piedi, quasi integralmente uno dei piloni.
La strada è certamente da porre in relazione con l’assetto topografico dell’antica Via Latina e dei diverticoli ad essa correlati, se non da interpretare propriamente come un tratto residuo dell’antica arteria di collegamento Nord-Sud tra Roma e Capua, la cui costruzione sembrerebbe essere precedente a quella della stessa Via Appia.
La direzione del tratto stradale sembra, allo stato attuale delle emergenze archeologiche, far propendere per l’ipotesi che il percorso stradale sia da mettere in connessione con un diverticolo della Via Latina.
Un’ara funeraria romana, del I secolo d.C., è stata ritrovata in eccezionale stato di conservazione nei pressi dell’antica via Emilia, a Modena, durante gli scavi in corso per la realizzazione di alcuni interrati, all’altezza del sottopasso della ferrovia Modena-Sassuolo.
Il tetto dell’ara è stato rinvenuto ad una profondità di poco più di un metro e mezzo dal piano di campagna mentre il basamento a gradoni su cui è collocata non è ancora stato messo in luce. Dall’iscrizione si evince che il monumento sia stato eretto, quand’era ancora in vita, da una liberta di origine greca, Vetilia Caia Egloge, che lo volle per sé, per il suo patrono Lucio Valerio Costante, decurione di Mutina, e per suo figlio, un liberto che ricopriva la carica di Apollinare e Augustale, una funzione sacerdotale legata alla celebrazione del potere imperiale documentata anche in altri monumenti modenesi.
L’epigrafe è incorniciata da un elegante motivo vegetale ed è coronata da due pulvini decorati; lungo i lati minori dell’ara, spiccano le decorazioni rituali di una patera (piatto) e di un urceus (brocca), simboli delle libagioni in onore dei defunti.
Per quanto notevole, comunque, questo ritrovamento è tutto fuorché una sorpresa. Le necropoli romane si distribuivano lungo le strade consolari e gli archeologi sanno che qualsiasi scavo nei pressi della via Emilia può intercettare delle sepolture, a maggior ragione in questa zona di Modena che già in passato aveva restituito altri importanti monumenti funerari.
A scuola con l’archeologia: laboratori, percorsi, teatro e visite ai siti archeologici; sono queste le proposte per l’anno scolastico 2007-2008 dei Servizi Educativi della Soprintendenza Archeologica della provincia autonoma di Trento.
Sono oltre novemila gli studenti delle scuole trentine ma anche da fuori provincia che mediamente ogni anno partecipano alle attività proposte dai Servizi Educativi delle Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento presso il S.A.S.S., lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, sotto piazza Cesare Battisti a Trento e presso le aule didattiche di via Aosta, attrezzate per la simulazione di scavo e le attività di laboratorio.
In quindici anni di attività, i Servizi Educativi della Soprintendenza, conosciuti e apprezzati anche a livello nazionale, hanno sviluppato programmi e iniziative volte a far conoscere il ricco e variegato patrimonio di reperti e siti del Trentino.
Le proposte per l’anno scolastico 2007-2008 che sta per iniziare, rivolte alla scuola primaria e alla secondaria di primo e secondo grado, prevedono percorsi e laboratori variamente articolati, dalla preistoria all’età romana, oltre ad attività teatrale e uscite sul territorio.