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Archivio di November 2007

Lupercale scoperta RomaUn buon numero di fonti antiche ci informa sulle origini e sulla natura del Lupercale, la grotta nella quale giunsero, trasportati dal Tevere in piena, Remo e Romolo, e sui Lupercalia, festività ad esso connessa, dedicata a Lupercus, divinità protettrice della fertilità, del bestiame e del raccolto.

Le principali sono Livio (1), Dionigi di Alicarnasso (2), Virgilio (3), Ovidio (4), Plutarco (5) e Varrone (6).
Il Lupercale e la Ficus Ruminalis - l’albero presso il quale i gemelli vennero allattati dalla Lupa – si trovavano ai piedi del Palatino, probabilmente nella parte sud occidentale, “a ridosso del lato del Palatino sulla strada che porta al circo”, come ci narra Dionigi di Alicarnasso. L’area era compresa nel Cermalus, uno dei monti ricordato da Varrone nella lista di quelli costituenti il Septimontium, centro sul sito di Roma precedente la fondazione della città.
Dionigi di Alicarnasso descrive il luogo di culto come una grotta, circondata da un bosco sacro, all’interno della quale era una sorgente: “E per prima cosa costruirono un tempio a Pan Liceo - per gli Arcadi è il più antico e il più onorato degli dei - quando trovarono il posto adatto.
Questo posto i Romani lo chiamano il Lupercale, ma noi potremmo chiamarlo Lykaion o Lycaeum.
Ora, è vero, da quando il quartiere dell’area sacra si è unito alla città, è divenuto difficile comprendere l’antica natura del luogo.
Tuttavia, al principio, ci è stato detto, c’era una grande grotta sotto il colle, coperta a volta, accanto a un folto bosco; una profonda sorgente sgorgava attraverso le rocce, e la valletta adiacente allo strapiombo era ombreggiata da alberi alti e fitti.
In questo luogo costruirono un altare al dio e fecero il loro tradizionale sacrificio, che i Romani hanno continuato a offrire in questo giorno del mese di Febbraio, dopo il solstizio di inverno, senza alterare nulla nei riti allora stabiliti”
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Dallo stesso autore è evidenziato il collegamento topografico con l’aedes Victoriae: “Sulla sommità della collina edificarono il tempio di Vittoria e istituirono sacrifici anche per lei…”.

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tumulo Gardolo di MezzoSono stati riportati alla luce nei pressi di Gardolo di Mezzo, una frazione di Trento, un abitato ed un’area di culto risalente al 4000 a.C.

Le estensive indagini condotte dal 2003 dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento stanno mettendo in luce uno dei più importanti siti archeologici dell’età del Bronzo del territorio sudalpino. Si tratta della più significativa scoperta archeologica effettuata in Trentino negli ultimi anni.

Fino all’agosto del 2003 Gardolo di Mezzo non era noto per la presenza di alcuna area di interesse archeologico ad eccezione dei resti murari di un castello medievale posto sulla sommità del Doss de la Luna. Il controllo archeologico preventivo degli sbancamenti effettuati nell’ambito di un progetto di lottizzazione edilizia, ha consentito di mettere in luce una estesa area che si è rivelata da subito di grande interesse.

Nel corso della campagna di scavi sono emerse eccezionali evidenze di inestimabile valore scientifico e archeologico relative a due monumentali strutture a tumulo che documentano la presenza di un luogo sacro, adibito a pratiche funerarie e successivamente, nel corso dei secoli, trasformato in monumento dedicato al culto degli antenati. Inoltre, fatto rarissimo in ambito archeologico, i tumuli di Gardolo di Mezzo si sono potuti mettere in relazione con un’area insediativa coeva posta nelle immediate vicinanze che in questi anni è stata solo parzialmente esplorata dalla Soprintendenza per i Beni archeologici. Lungo il versante occidentale del soprastante Doss de la Luna sono state infatti messe in luce le tracce di un esteso insediamento pluristratificato che è stato frequentato dall’Antica alla Recente età del Bronzo ovvero per quasi tutto il II millennio a.C. Inoltre a nord dell’area insediativa e di quella di culto, già nelle prime fasi dell’età del Bronzo (ultimi secoli del III millennio a.C.) è stata realizzata una imponente opera infrastrutturale di bonifica con lo scopo di rendere abitabile il terrazzo orografico di Gardolo di Mezzo, il che lascia presupporre che vi sia stata una progettazione rigorosamente razionale dello spazio disponibile al fine della pianificazione “urbanistica” dell’intera area.

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