Il giorno 28 maggio 2008 con una brillante operazione, gli uomini del Comando di Tenenza della Guardia di Finanza di Colleferro, agli ordini del Ten. Giancarlo Urciuoli, hanno recuperato in località Rossilli nel Comune di Gavignano un’architrave in calcare, appartenente quasi sicuramente ad un edificio funerario in cui è riportata l’iscrizione latina su due righe
PAVLAE HORDEONIAE L F
NASONIS
Alla piccola Ordonia figlia di Lucio Nasone
Il blocco misura m. 1,40 x 0,45 x 0,45 e l’iscrizione dovrebbe datarsi tra la fine del II ed il I sec. a.C., momento in cui la famiglia degli Hordeonii (di probabile origine campana) è proprietaria del fondo.
Questa famiglia è documentata da altre due iscrizioni rinvenute a Segni. Nella prima compare un Publio Hordeonio che insieme ad altri personaggi è indicato come Quattuorviro Municipale in relazione al rifacimento di un tempio dedicato ad Ercole esistente nella città.
Nella seconda vi è un M. Hordeonius anch’egli Quattuorviro Iure Dicundo della città.
L’iscrizione era posizionata nel cortile dell’importante complesso di Rossilli dove dal 1994 al 2002 i Gruppi Archeologici Milanese e Toleriense, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica del Lazio ed il Comune di Gavignano ed il Museo Archeologico del Territorio Toleriense di Colleferroi hanno condotto esplorazioni archeologiche, volte ad una più puntuale definizione del complesso.
Le campagne di scavo sul sito di Rossilli hanno indubbiamente contribuito a chiarire ed in alcuni casi a svelare aspetti inediti dell’intero complesso.
Innanzitutto appare oramai inequivocabile la destinazione in età romana, probabilmente già nel corso del primi secoli dell’impero, ad assumere il ruolo di stazione di sosta, al XXV miglio della Via Latina conservato almeno fino al secolo XIX.
Rispetto a questo presupposto rimane da chiarire perché le fonti antiche tacquero su Rossilli. Nessuna indicazione sulla Tabula Peutingeriana e, tantomeno, sull’Itinerarium Antonini e sulle altre fonti scritte.
Eppure qui in antico doveva trovarsi un luogo di estrema importanza considerato che si pensò ad un tragitto della Via Latina verso sud che intenzionalmente raggiungesse Rossilli; come dimostra il netto cambiamento del tracciato viario prima di raggiungere il Compitum Anagninum
In questa seconda lezione tratteremo di sostantivi, scrittura ideografica, aggettivi, preposizioni, nomi di relazione e genitivo.
Premessa
In geroglifico la scrittura è continuata, non vi sono spazi fra le parole.
Per facilitare lo studio però negli esempi le varie parole in geroglifico saranno separate da un punto rosso. Per ogni esempio sarà data la traslitterazione, la traduzione, e dove l’ordine italiano delle parole non è uguale a l’ordine egizio una traduzione letterale, parola per parola.
Sostantivi
I sostantivi egizi possono avere due generi (maschile e femminile) e tre numeri (singolare, plurale, duale)
Come in italiano, tranne che per gli esseri viventi, non c’è una logica particolare nell’attribuzione di un genere ad un sostantivo, e spesso il genere di una cosa in italiano non corrisponde al genere riconosciutogli dagli antichi Egizi (p.e. “cielo” in it. è maschile, ma in eg.
“pt” è femminile, vice versa “luna” in it. è femminile, mentre in eg.
“iaH” è maschile).
Fortunatamente, in egizio è semplicissimo riconoscere il genere, i nomi femminili infatti i terminano tutti con la desinenza “-t” ![]()
Così per esempio
mdt “discorso”
bAkt “serva”
wAt “strada”, saranno femminili, mentre
tni “vecchiaia”,
Htp “pace”,
wgg “debolezza”, saranno maschili.
Il plurale si forma aggiungendo ai nomi maschili la desinenza “-w“, ai nomi femminili la desinenza “-wt” (=> desinenza di plurale + desinenza di femminile).
A livello di scrittura, il plurale può essere indicato in due modi differenti.
Nel caso dei nomi maschili il plurale è indicato dall’aggiunta di tre tratti dopo i determinativi a cui a volte si aggiunge il complemento fonetico della desinenza ( “-w“, ), posto di solito prima dei determinativi.
Sps ; “nobile”
Spsw ; “nobili”
Nel caso dei nomi femminili in genere la “w” della desinenza è raramente scritta, e ci si limita a scrivere la “t” del femminile seguita dai tre tratti del plurale dopo i determinativi.
Spst ; “nobildonna”
Spswt ; “nobildonne”
In questo contributo si presenta una sintetica cronistoria delle reazioni suscitate dalla pubblicazione del D.D.G. 5085/08 da parte dell’Assessorato Regionale ai BB.CC.AA. e P.I. della Regione Siciliana.
Il dibattito si è svolto prevalentemente sul web. Si tratta naturalmente di una forma di comunicazione e di condivisione di informazioni più aperta, libera e dinamica rispetto al tradizionale mezzo della carta stampata.
In questo caso, piuttosto che una “bibliografia”, i lettori consulteranno in nota una “sitografia”. Il punto di vista è quello di molti Archeologi esterni alla pubblica amministrazione che hanno saputo del bando attraverso la rete e che attraverso la rete si sono confrontati con altri Colleghi cercando di esprimere opinioni e proposte.
L’intenzione da parte dell’Assessorato BB.CC.AA. di istutuire elenchi di professionalità legate all’Archeologia è annunciata tramite due comunicati stampa dell’Assessore alla fine di ottobre del 2007, a seguito di un incontro tenutosi a Caltanissetta [1].
L’intento si concretizza nella stesura e nella pubblicazione del D.D.G. 5085/08 sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 15-02-08 [2].
Le prime notizie, commenti e scambi di informazioni circolano sul forum di Archeologia Italiana nei primi giorni di marzo 2008 [3].
L’intervento di numerosi utenti avvia un dibattito nel merito del testo e la condivisione di informazioni e consigli sulla compilazione della domanda di ammissione agli elenchi. Negli ultimi giorni dello stesso mese viene pubblicato un articolo sul blog di Archeologia Italiana [4] che contiene una disamina della attuale situazione lavorativa degli Archeologi operanti sul territorio regionale per conto delle Soprintendenze.
Un primo comunicato-stampa di dissenso, in cui si invita l’Assessorato alla revisione del decreto, è elaborato da un gruppo spontaneo di Archeologi e pubblicato sul quotidiano “La Sicilia” del 6 marzo [5]. A questo primo intervento fa seguito un nuovo e ancora più deciso (si chiede il ritiro del decreto) articolo sulle pagine dello stesso quotidiano il 23 marzo, poi riportato in altre sedi, tra cui il sito di patrimoniosos [6].
Le due Associazioni di categoria degli Archeologi prendono posizione esprimendo giudizi sostanzialmente negativi sul decreto 5085, sia prima (A.N.A. - Associazione Nazionale Archeologi [7]) che successivamente (C.I.A. - Confederazione Italiana Archeologi [8]) alla scadenza dei temini per la presentazione delle domande di inclusione negli elenchi delineati del decreto.
Diamo con piacere notizia dell’inaugurazione, che avverrà il prossimo sabato 17 maggio 2008, di un itinerario per non vedenti e ipovedenti all’interno del Museo Archeologico di Chianciano Terme, Museo delle Acque Antiche.
Il nuovo allestimento, attraverso l’uso di mappe tattili, permetterà di fare apprezzare reperti e opere d’arte anche ai non vedenti e agli ipovedenti: la parola d’ordine sarà infatti VIETATO NON TOCCARE, input che trasforma e capovolge il modo classico di fruire un’opera d’arte e che si pone l’ambizioso obiettivo di trasmettere sensazioni e emozioni, nonché conoscenza, attraverso il tatto, svelando una “nuova visione” dell’arte.
Il Museo Archeologico delle Acque, a Chianciano Terme, recentemente ristrutturato e arricchito di nuove sale espone, tra gli altri reperti una raccolta proveniente da edifici termali d’epoca romana e un frontone di tempio etrusco di splendida fattura dedicato a divinità delle “acque salutari”. Terme frequentate da papi e imperatori, terme diventate luoghi mondani come Chianciano ai tempi di Pirandello o di Fellini.
Il progetto si inserisce all’interno di una sperimentazione già avviata da diversi anni in Italia (si ricordano tra i primi il Museo Tattile di Pittura Antica e Moderna “Anteros” con sede presso l’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza, fondato nel 1999 a Bologna e il Museo Tattile Statale Omero di Ancona), ma bisognosa di vedere rinnovato il suo valore scientifico e sociale con nuove soluzioni come appunto l’itinerario promosso dal museo di Chianciano Terme.
Si tratta di un percorso attrezzato per fornire non solo le spiegazioni di un’opera esposta attraverso pannelli in caratteri Braille, ma anche la riproduzione tattile in scala dell’oggetto. In concreto, di ciascuna opera è stato eseguito uno stampo in creta “negativo” in cui sono stati trasposti tutti i particolari. Dallo stampo, con gomma siliconata, è stato realizzato l’originale “positivo” che i non vedenti possono leggere con le dita. Lungo il percorso saranno esposte copie di monumenti famosi e importanti quali la Mater Matuta – statua cinerario femminile con bambino in braccio – e un’urna cineraria con raffigurazione del defunto accompagnato da Vanth. Il visitatore potrà poi conoscere anche altri oggetti come la riproduzione di un canopo, dalla necropoli di Tolle, di un grande scudo in bronzo del VII sec. a. C. e alcuni vasi in bucchero.
E’ stato realizzato anche un plastico di un edificio sacro, ispirato al tempio dei Fucoli, di cui nel museo si conserva parte del frontone di terracotta, ornato con bellissime statue di divinità e personaggi mitici. Il modello indica tutti gli elementi strutturali del santuario: il tetto, le colonne, le grandi porte, la gradinata del podio, l’ara per i sacrifici, e permette una immediata comprensione.