Il progetto AI Blog

//-->
 

Decreto Sicilia 5085In questo contributo si presenta una sintetica cronistoria delle reazioni suscitate dalla pubblicazione del D.D.G. 5085/08 da parte dell’Assessorato Regionale ai BB.CC.AA. e P.I. della Regione Siciliana.

Il dibattito si svolto prevalentemente sul web. Si tratta naturalmente di una forma di comunicazione e di condivisione di informazioni pi aperta, libera e dinamica rispetto al tradizionale mezzo della carta stampata.

In questo caso, piuttosto che una “bibliografia”, i lettori consulteranno in nota una “sitografia”. Il punto di vista quello di molti Archeologi esterni alla pubblica amministrazione che hanno saputo del bando attraverso la rete e che attraverso la rete si sono confrontati con altri Colleghi cercando di esprimere opinioni e proposte.

L’intenzione da parte dell’Assessorato BB.CC.AA. di istutuire elenchi di professionalit legate all’Archeologia annunciata tramite due comunicati stampa dell’Assessore alla fine di ottobre del 2007, a seguito di un incontro tenutosi a Caltanissetta [1].

L’intento si concretizza nella stesura e nella pubblicazione del D.D.G. 5085/08 sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 15-02-08 [2].

Le prime notizie, commenti e scambi di informazioni circolano sul forum di Archeologia Italiana nei primi giorni di marzo 2008 [3].

L’intervento di numerosi utenti avvia un dibattito nel merito del testo e la condivisione di informazioni e consigli sulla compilazione della domanda di ammissione agli elenchi. Negli ultimi giorni dello stesso mese viene pubblicato un articolo sul blog di Archeologia Italiana [4] che contiene una disamina della attuale situazione lavorativa degli Archeologi operanti sul territorio regionale per conto delle Soprintendenze.

Un primo comunicato-stampa di dissenso, in cui si invita l’Assessorato alla revisione del decreto, elaborato da un gruppo spontaneo di Archeologi e pubblicato sul quotidiano “La Sicilia” del 6 marzo [5]. A questo primo intervento fa seguito un nuovo e ancora pi deciso (si chiede il ritiro del decreto) articolo sulle pagine dello stesso quotidiano il 23 marzo, poi riportato in altre sedi, tra cui il sito di patrimoniosos [6].

Le due Associazioni di categoria degli Archeologi prendono posizione esprimendo giudizi sostanzialmente negativi sul decreto 5085, sia prima (A.N.A. – Associazione Nazionale Archeologi [7]) che successivamente (C.I.A. – Confederazione Italiana Archeologi [8]) alla scadenza dei temini per la presentazione delle domande di inclusione negli elenchi delineati del decreto.

Leggi il testo completo dell’articolo »

Etruschi da toccare a Chianciano termeDiamo con piacere notizia dell’inaugurazione, che avverr il prossimo sabato 17 maggio 2008, di un itinerario per non vedenti e ipovedenti all’interno del Museo Archeologico di Chianciano Terme, Museo delle Acque Antiche.

Il nuovo allestimento, attraverso luso di mappe tattili, permetter di fare apprezzare reperti e opere darte anche ai non vedenti e agli ipovedenti: la parola dordine sar infatti VIETATO NON TOCCARE, input che trasforma e capovolge il modo classico di fruire unopera darte e che si pone lambizioso obiettivo di trasmettere sensazioni e emozioni, nonch conoscenza, attraverso il tatto, svelando una “nuova visione” dellarte.

Il Museo Archeologico delle Acque, a Chianciano Terme, recentemente ristrutturato e arricchito di nuove sale espone, tra gli altri reperti una raccolta proveniente da edifici termali depoca romana e un frontone di tempio etrusco di splendida fattura dedicato a divinit delle “acque salutari”. Terme frequentate da papi e imperatori, terme diventate luoghi mondani come Chianciano ai tempi di Pirandello o di Fellini.
Il progetto si inserisce allinterno di una sperimentazione gi avviata da diversi anni in Italia (si ricordano tra i primi il Museo Tattile di Pittura Antica e Moderna “Anteros” con sede presso lIstituto dei Ciechi Francesco Cavazza, fondato nel 1999 a Bologna e il Museo Tattile Statale Omero di Ancona), ma bisognosa di vedere rinnovato il suo valore scientifico e sociale con nuove soluzioni come appunto litinerario promosso dal museo di Chianciano Terme.

Si tratta di un percorso attrezzato per fornire non solo le spiegazioni di un’opera esposta attraverso pannelli in caratteri Braille, ma anche la riproduzione tattile in scala dell’oggetto. In concreto, di ciascuna opera stato eseguito uno stampo in creta “negativo” in cui sono stati trasposti tutti i particolari. Dallo stampo, con gomma siliconata, stato realizzato loriginale “positivo” che i non vedenti possono leggere con le dita. Lungo il percorso saranno esposte copie di monumenti famosi e importanti quali la Mater Matuta statua cinerario femminile con bambino in braccio e un’urna cineraria con raffigurazione del defunto accompagnato da Vanth. Il visitatore potr poi conoscere anche altri oggetti come la riproduzione di un canopo, dalla necropoli di Tolle, di un grande scudo in bronzo del VII sec. a. C. e alcuni vasi in bucchero.

E’ stato realizzato anche un plastico di un edificio sacro, ispirato al tempio dei Fucoli, di cui nel museo si conserva parte del frontone di terracotta, ornato con bellissime statue di divinit e personaggi mitici. Il modello indica tutti gli elementi strutturali del santuario: il tetto, le colonne, le grandi porte, la gradinata del podio, l’ara per i sacrifici, e permette una immediata comprensione.

Leggi il testo completo dell’articolo »

Papiro di Artemidoro Il Museo egizio di Berlino presenta per la prima volta in Germania una tesimonianza unica della scienza e dell’arte dell’antichit, il Papiro di Artemidoro. La mostra dal titolo “Anatomy of the World. Science and Art of the Papyrus of Artemidorus” sar aperta al pubblico fino al 30 giugno 2008 presso il Agyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino.

Il papiro di singolare importanza per diversi aspetti: Contiene un testo letterario sinora sconosciuto, una carta geografica nonch disegni di teste, mani e piedi umani e di animali esotici. Considerando la scrittura il papiro risale probabilmente al I secolo a.C.

Sono conservati diversi frammenti che appartenevano originariamente ad un rotolo di papiro largo 2,5 metri e alto 32,5 centimetri. Essi vennero rinvenuti assieme a diversi papiri documentari del I secolo d. C. nel villaggio di Antaiupolis nell’Alto Egitto. Se il rotolo sia anche stato scritto l, non tuttavia accertato. Considerando l’alta qualit dei disegni si potrebbe anche pensare ad Alessandria.

Il recto del rotolo era stato scritto dapprima con passaggi del testo del geografo greco Artemidoro, nato nel II secolo a. C. ad Efeso e che ebbe la sua massima fioritura all’inizio del I secolo a. C. Artemidoro divenne pi tardi una personalt famosa di Efeso, quando con un’ambasciata a Roma riottenne per la sua citt natale le entrate dei diritti di pesca, per cui venne in seguito onorato con una statua d’oro.
Anche i suoi viaggi di ricerca sulle coste dei mari noti, gli procurarono grande notoriet. Secondo le affermazioni dei geografi, Artemidoro aveva compiuto viaggi in tutto il Mediterraneo ed era giunto persino all’”Okeanos”, al di l delle colonne d’Ercole, cio nel’Oceano Atlantico che nell’antichit era ritenuto la fine del mondo.

L’opera principale di Artemidoro era nota nell’antichit con i nomi di “Geografia” e “Viaggi lungo le coste” ed era composta di undici libri nei quali egli descriveva tutto il mondo conosciuto, aggiungendo ai dati sulla localizzazione dei luoghi, informazioni di carattere storico ed etnografico.
Strabone, il pi noto geografo dell’antichit, ha definito l’opera come “Corografia”. I geografi posteriori stimavano particolarmente l’attendibilit di Artemidoro, in merito alle distanze e misurazioni indicate.

Fino ad ora erano stati tramandati soltanto alcuni frammenti dell’opera di Artemidoro attraverso citazioni di autori pi tardi, mentre nel nuovo papiro sono conservati due passaggi pi lunghi, nelle colonne 1-3 la prefazione sul significato della geografia e i compiti del geografo, nelle colonne 4 e 5 l’inizio del secondo libro con la descrizione della Spagna.

Leggi il testo completo dell’articolo »

I geroglifici

Nonostante quello che potrebbe apparire ad una prima occhiata, la scrittura geroglifica (“medu necer” in egizio, o anche “bau Ra“, rispettivamente “parole divine” o “forze di Ra”) non una scrittura ideografica, o meglio, lo solo in parte.
In realt, i geroglifici sono un sistema misto, in parte fonografico (un simbolo = un suono) ed in parte ideografico (un simbolo = un concetto), a cui si aggiungono dei simboli detti “determinativi” che hanno solo un valore semantico e che servono esclusivamente a precisare in modo visuale il senso delle parole a cui sono uniti.

Gli ideogrammi sono segni che notano una parola, come per esempio le nostre cifre: “5″ significa e si pronuncia “cinque” senza ricorrere alle lettere “c-i-n-q-u-e”.
In egizio, “acqua” si scrive con tre linee a zig-zag.

gerogl-1.gif

I fonogrammi sono simboli che indicano uno o pi suoni, derivano dagli ideogrammi e funzionano un po secondo il principio del rebus, cio sono usati in base alla loro pronuncia senza tenere conto del loro significato.
Per fare un esempio in italiano potremmo scrivere “amore” attraverso dei disegni che convenzionalmente rappresentano un “amo” e un “re”.

gerogl-2.gif
Amo + Re = “Amore”

Oppure, tanto per fare un altro esempio, un po’ come nelle abbreviazioni negli sms: se io scrivo “c 6 x pranzo?” uso tre “ideogrammi” (la lettera “c”, la cifra “6″ e loperatore matematico “x”) in maniera “fonografica”, senza cio tenere conto del loro significato, ma considerando solo il loro valore fonetico, come si pronunciano in pratica.

I determinativi invece sono dei simboli che non si leggono: vengono posti (uno o anche pi di uno) alla fine delle parole per indicarne in modo pi o meno dimenticato la categoria di significato; prendendo lesempio precedente, alla parola “amore” posso aggiungere il disegno di un “cuore” per indicare che si tratta di un sentimento, e magari anche una faccina che sorride per indicare che si tratta di un concetto positivo.

gerogl-3.gif
Amo + Re + det. “sentimento” + det. “positivo” = “amore”

Leggi il testo completo dell’articolo »

Inauguriamo oggi un mini corso online gratuito di lettura di geroglifici egiziani, curato da Marwan Kilani Gianola. Il corso tenter di porre le basi per la comprensione delle regole generali di decifrazione dei geroglifici e della loro interpretazione grazie all’approfondimento dei primi rudimenti dell’antica lingua egizia. L’approccio dichiaratamente divulgativo, per consentire a tutti di avvicinarsi a questo affascinante universo di simboli e storia. (ndr)

La Lingua

La lingua egizia (detta in egizio classico “ra en (remec) Kemet”, in copto “taspe ntmntrmnkme”) una lingua antichissima, forse la pi antica di cui abbiamo attestazioni scritte.
L’egizio considerato un gruppo linguistico a s stante, e in genere viene collegato con la macrofamiglia delle lingue camito-semitiche; la questione per non del tutto chiara, e alcuni specialisti hanno persino proposto di vedere l’egizio come una sorta di creolizzazione tra una lingua camitica ed una lingua semitica, immaginando la sovrapposizione di quest’ultima su uno strato indigeno preesistente (forse in occasione della diffusione del neolitico?).
Quello che certo che si tratta della lingua di cui possiamo seguire pi a lungo l’evoluzione (dalla prima met del III millennio a.C. fino al XIV sec. d.C., ben oltre 4000 anni; per fare un paragone si pensi che il cinese, altra lingua dalla lunga storia, attestato per “solo” poco pi di 3000 anni).
Come immaginabile in questo lunghissimo tempo l’egizio cambiato, pi volte e profondamente: la lingua di uno scalpellino di Cheope sarebbe probabilmente risultata del tutto incomprensibile ad un copto del medio evo.
Vista la sua lunga storia, si possono dunque riconoscere diverse “fasi” della lingua, in genere classificate nel seguente modo (i termini e le date variano un po’ a dipendenza dei testi di riferimento) :

egizio arcaico (tavolette delle prime dinastie, sigilli …) ; ~3000 a.C.
egizio antico (testi delle piramidi …) ; ~3000 a.C. – ~2200 a.C. (dinastie I-VIII)
egizio medio/egizio “classico” (Sinuhe, Ptahhotep, testi dei sarcofagi,…); ~2200 a.C. – ~1600 a.C (dinastie IX-XVII)
neoegizio (contratti, lettere,…); ~1600 a.C. – ~700 a.C. (dinastie XVIII-XIV)
egizio tardo/demotico/tolemaico (testi letterari, contratti,…); ~700 a.C. – ~200 d.C. (dalla XXV dinastia all’epoca romana)
copto (testi cristiani, lettere, graffiti,…); ~200 d.C. – 1400 d.C.

La profondit dei cambiamenti da una fase all’altra non omogenea, in genere si tende a considerare due stadi principali di evoluzione, il primo comprendente egizio arcaico, egizio antico e egizio classico, il secondo neoegizio, demotico e copto.
In genere conoscendo la lingua di una fase di uno stadio, si arriva a capire grosso modo anche i testi delle altre fasi dello stesso stadio, ma difficilmente si potranno capire i testi dell’altro stadio. In pratica, conoscendo l’egizio classico si arriva a capire anche un testo in egizio antico, ma sar praticamente impossibile capire un testo tolemaico, e vice versa conoscendo per esempio il copto, ci si dovrebbe poter districare anche con un testo neoegizio, ma i testi delle piramidi rimarranno incomprensibili.
Del resto, come con il latino e l’italiano: se per esempio un cinese imparasse il latino repubblicano potrebbe arrivare a capire anche un’epigrafe in latino arcaico, o un testo della tarda antichit, ma difficilmente potr leggere i Promessi sposi; vice versa, se lo stesso cinese dovesse imparare l’italiano di Manzoni, sicuramente non avr difficolt a capire un testo in italiano moderno, e con un po’ d’impegno potrebbe capire anche l’italiano di Petrarca, ma il latino di Cicerone gli rester incomprensibile.
Queste suddivisioni per riguardano in verit soprattutto la lingua vernacolare, usata nel parlato e nei testi “privati” (lettere, contratti …); nella letteratura, nei documenti ufficiali e nei testi sacri invece si continuer ad usare correntemente l’egizio classico almeno fino alla fine del nuovo regno, seppur via via sempre pi imbastardito dalla lingua parlata (non raro trovare degli “errori” grammaticali nei testi del nuovo regno scritti nella lingua classica), per ridursi poi in epoca tolemaica quasi esclusivamente a lingua sacra o per documenti importanti; ancora una volta un po’ quello che successo da noi con il latino.
Imparando l’egizio classico dunque si avr accesso (con maggiore o minore difficolt, ovviamente, a dipendenza dell’epoca, e spesso dello scriba) alla parte principale della letteratura egizia (sacra e profana), e per questa ragione sar proprio l’Egizio Classico il soggetto di questo minicorso.

Leggi il testo completo dell’articolo »

Professione archeologiaL’Assessorato BB.CC.AA. e P.I. della Regione Siciliana ha recentemente emanato un decreto (D.D.G. n 5085) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione del 15 febbraio 2008. Il fine del provvedimento quello di costituire elenchi di professionisti nel campo dei Beni Culturali a cui le nove Soprintendenze provinciali e la Soprintendenza del Mare potranno affidare “incarichi di servizi tecnici, non aventi natura di lavori pubblici, il cui importo stimato sia inferiore a 100.000,00 euro, I.V.A. esclusa”.
Chi interessato ad essere incluso negli elenchi deve inviare all’Assessorato una domanda corredata da curriculum vitae e dalle attestazioni di precedenti collaborazioni prestate alla “Pubblica Amministrazione dei Beni Culturali, regionale e statale, o enti di pari natura giuridica operanti nell’Unione Europea” e/o “in progetti universitari curati da dipartimenti universitari operanti nell’Unione Europea” per periodi minimi di 12 o 24 mesi nell’ultimo quinquennio, a seconda dei vari profili.
In questo articolo si tratter prevalentemente di Archeologi che operano sui cantieri di scavo.
La pubblicazione del D.D.G. 5085/08 ha innescato un grande dibattito tra coloro che sono gi stati collaboratori esterni, coloro che vorrebbero diventarlo, docenti universitari, funzionari di soprintendenza.
Per poter esprimere un giudizio nel merito e comprendere a fondo le conseguenze di questo provvedimento regionale bene considerare la situazione pregressa ed attuale dei collaboratori esterni nell’ambito delle attivit condotte dall’Assessorato Regionale di cui le Soprintendenze rappresentano organi periferici.
In Sicilia gli interventi di ricerca archeologica sistematica e pianificata, ovvero non di emergenza, oltre che dalle Universit (italiane e non) che operano su concessione, vengono promosse dall’Assessorato Regionale tramite le Soprintendenze e spesso finanziati con fondi europei (progetti P.O.R.) dei quali la Regione beneficiaria in base alla presentazione di progetti di valorizzazione del patrimonio culturale. La prassi pi frequentemente adottata dalle Soprintendenze quella di bandire una gara di appalto a cui partecipano imprese edili. La ditta che si aggiudica i lavori dovr procedere all’assunzione della manodopera non qualificata e alla fornitura dei mezzi e dei materiali previsti dal capitolato.
Il personale scientifico (archeologi, disegnatori, restauratori etc.) che dovr operare sul cantiere di scavo viene direttamente contattato dalla Soprintendenza secondo un criterio puramente discrezionale da parte di funzionari e/o dirigenti che, nei casi migliori, hanno l’interesse a garantire continuit scientifica alla ricerca e ad assicurarsi, tramite la considerazione del curriculum e/o la segnalazione da parte di docenti universitari, che la preparazione del collaboratore sia attinente all’oggetto della ricerca.
Leggi il testo completo dell’articolo »

EtruschiGli Etruschi occuparono un’area che compresa tra l’Arno a nord e il Tevere a sud, una terra contraddistinta, ancora agli inizi del I millennio a.C., da un sistema di vita preistorico, ma in cui nascer un popolo ricco che importer dall’oriente gli elementi essenziali delle civilt organizzate, come l’organizzazione politica, la citt, la scrittura, l’arte, l’edilizia stabile.
Fondamentali furono le molte risorse che il territorio poteva fornire, con la fertilit del suolo, la pescosit del mare, le risorse boschive, la selvaggina, ma soprattutto le ricchezze minerarie -ferro, rame, piombo argentifero- e il loro sfruttamento fin dalla tarda et del Bronzo.
La richiesta di metallo richiama interessi esterni, i mercanti fenici prima e greci poi, che fondano sulle coste italiane innumerevoli colonie.

In Etruria, l’impetuoso incremento delle societ indigene, ridurr al minimo le influenze straniere e favorir per intero lo sfruttamento del patrimonio naturale ad uso esclusivo dei locali. Con l’et del Ferro, nel periodo detto villanoviano, essi appariranno dotati di un’organizzazione e di un’impronta culturale autonome ed unitarie e si espanderanno verso nord, nella Pianura Padana e a sud, in Campania, aumentando i contatti con le popolazioni italiche e quelle orientali.
Nell’VIII secolo l’Etruria ormai entrata in un periodo di fioritura che si manifesta nelle tombe principesche; le aristocrazie importano dall’oriente oggetti di lusso, usati come status symbola, e ne imitano lo stile, in un gusto che viene definito dagli archeologi orientalizzante. Raggiunta la prosperit economica, le citt etrusche, chiuse ad oriente dalla potenza greca e fenicia e dal loro monopolio commerciale, estenderanno i propri traffici verso occidente e l’Europa centrale, contribuendo a diffondere quelle stesse conquiste tecnologiche e di civilt che essi avevano appreso dai popoli orientali.

Leggi il testo completo dell’articolo »

Necropoli Marano di CastenasoSi sono conclusi i lavori di scavo archeologico presso Marano di Castenaso, con la messa in luce di una necropoli protofelsinea risalente al VII secolo a.C.

L’individuazione dell’area stata resa possibile grazie alla segnalazione relativa all’affioramento di tracce di frequentazione dellet del Ferro, effettuata dallIspettore Onorario Paolo Calligola; alla fine del 2006 sono stati effettuati dei sondaggi, prima che venisse avviata la costruzione di nuove abitazioni in Via della Pieve, in un lotto di terreno situato di fronte all’antica pieve.

Per definire il dimensionamento dellarea di interesse archeologico, la Soprintendenza per i Beni Archeologici dellEmilia-Romagna ha prontamente organizzato un gruppo di lavoro costituito da volontari e Ispettori Onorari, sotto la guida dellarcheologa Caterina Cornelio.

Queste nuove indagini hanno individuato prima un segnacolo tombale e in seguito alcune fosse che, come ha poi appurato il successivo scavo archeologico, sono risultate pertinenti a sepolture. Data la complessit dellindagine archeologica e la pressante tempistica del cantiere, la propriet VMC Costruzioni di Casalecchio di Reno e la ditta appaltatrice, nonch responsabile della Direzione Lavori, DMC Costruzioni s.r.l. di Calderara di Reno, hanno incaricato delle attivit archeologiche la societ La Fenice Archeologia e Restauro di Bologna.

I lavori di scavo si sono svolti sotto la direzione scientifica del Soprintendente per i Beni Archeologici Luigi Malnati e dellarcheologa Caterina Cornelio; i reperti sono stati prelevati sotto il controllo diretto dei restauratori della Soprintendenza.

Lo scavo delle tombe si svolto in due tranche, la prima tra la fine del 2006 e i primi mesi del 2007, la seconda – dopo uninterruzione chiesta dalla Direzione Lavori – tra lautunno 2007 e il gennaio 2008, data conclusiva dei lavori.

Leggi il testo completo dell’articolo »

Scoperta Via Emilia ModenaDurante i lavori per la realizzazione del sottopasso della via Emilia, allincrocio con la tangenziale Pasternak, a Modena, riemerso un tratto dell’antica via consolare.

Sullantica Via Aemilia i solchi, chiarissimi, delle ruote dei carri. Ai lati della strada gli ampi marciapiedi e i fossati. E ancora pi allesterno, i resti di una vasta necropoli, con tombe monumentali e a incinerazione. Il tutto coperto da uno spesso strato di argilla e limi, un manto alluvionale che ha protetto per secoli questo ennesimo regalo della romana Mutina, donandocelo oggi, intatto.

Perfettamente conservata la massicciata in ghiaia della pi importante arteria stradale di et romana dellEmilia-Romagna, lantica consolare fatta costruire nel 187 a.C. da Marco Emilio Lepido per collegare le colonie di Rimini e Piacenza. La strada si trova esattamente sotto lattuale via Emilia, a 4 metri di profondit.
larga 12 metri e mostra evidenti i solchi lasciati sulla massicciata dalle ruote dei carri; fiancheggiata da due marciapiedi – ciascuno largo quattro metri – delimitati, verso la campagna, da fossati altrettanto ampi. In tutto 28 metri, una larghezza davvero considerevole. Sulla massicciata sono state trovate monete di et tardoantica, segno che la strada era ancora in uso nel IV-V sec. d.C. prima che le alluvioni la coprissero allinizio del Medioevo.

Ai lati dellimponente infrastruttura sono stati trovati due recinti funerari pertinenti ad una necropoli databile tra la fine dellet repubblicana e il I secolo d.C. Sono state scavate diverse tombe ad incinerazione con elementi di corredo, una delle quali composta da un cinerario lapideo di forma cubica sormontato da un coperchio piramidale. Sono invece riferibili ad una tomba ad edicola i resti di elementi lapidei costituiti da un capitello corinzio di forma quadrangolare, cornici, frammenti di colonne scanalate ed un blocco a forma di cinerario. Sul piano di calpestio della necropoli sono stati recuperati svariati oggetti -tra cui una lucerna configurata con una testa virile- utilizzati per i rituali in onore dei defunti; da rilevare anche la presenza di resti di letti funerari in osso o avorio.

Leggi il testo completo dell’articolo »

Lupercale scoperta RomaUn buon numero di fonti antiche ci informa sulle origini e sulla natura del Lupercale, la grotta nella quale giunsero, trasportati dal Tevere in piena, Remo e Romolo, e sui Lupercalia, festivit ad esso connessa, dedicata a Lupercus, divinit protettrice della fertilit, del bestiame e del raccolto.

Le principali sono Livio (1), Dionigi di Alicarnasso (2), Virgilio (3), Ovidio (4), Plutarco (5) e Varrone (6).
Il Lupercale e la Ficus Ruminalis – lalbero presso il quale i gemelli vennero allattati dalla Lupa si trovavano ai piedi del Palatino, probabilmente nella parte sud occidentale, a ridosso del lato del Palatino sulla strada che porta al circo, come ci narra Dionigi di Alicarnasso. Larea era compresa nel Cermalus, uno dei monti ricordato da Varrone nella lista di quelli costituenti il Septimontium, centro sul sito di Roma precedente la fondazione della citt.
Dionigi di Alicarnasso descrive il luogo di culto come una grotta, circondata da un bosco sacro, allinterno della quale era una sorgente: E per prima cosa costruirono un tempio a Pan Liceo – per gli Arcadi il pi antico e il pi onorato degli dei – quando trovarono il posto adatto.
Questo posto i Romani lo chiamano il Lupercale, ma noi potremmo chiamarlo Lykaion o Lycaeum.
Ora, vero, da quando il quartiere dellarea sacra si unito alla citt, divenuto difficile comprendere lantica natura del luogo.
Tuttavia, al principio, ci stato detto, cera una grande grotta sotto il colle, coperta a volta, accanto a un folto bosco; una profonda sorgente sgorgava attraverso le rocce, e la valletta adiacente allo strapiombo era ombreggiata da alberi alti e fitti.
In questo luogo costruirono un altare al dio e fecero il loro tradizionale sacrificio, che i Romani hanno continuato a offrire in questo giorno del mese di Febbraio, dopo il solstizio di inverno, senza alterare nulla nei riti allora stabiliti
.
Dallo stesso autore evidenziato il collegamento topografico con laedes Victoriae: Sulla sommit della collina edificarono il tempio di Vittoria e istituirono sacrifici anche per lei.

Leggi il testo completo dell’articolo »